L’AIDS in Piemonte c’è: 2 piemontesi su 1.000 convivono con la malattia

L’AIDS c’è, anche in Italia, e vincerlo è possibile, ma è necessario sensibilizzare la popolazione. Di questo si è discusso ieri a Torino durante il convegno organizzato dal Comitato Collaborazione Medica: “L’AIDS C’È. In Italia e in Africa, conoscerlo è il primo passo per vincerlo”. 

È evidente che l’attenzione è stata principalmente posta sulla condizione dei Paesi a basso reddito: «Aids, tubercolosi e malaria possono essere debellate, i numeri non lasciano dubbi: dal 2002 al 2014, nei paesi in cui opera il Fondo Globale per la Lotta contro Aids, Tubercolosi e Malaria, sono state salvate più di 20 milioni di vite ed è stata riscontrata la diminuzione di un terzo dei decessi per Hiv, Tbc e malaria: oltre 9 milioni le persone che hanno beneficiato del trattamento antiretrovirale (Art), oltre 15 milioni quelle che hanno ricevuto cure per la Tbc e 659 milioni le zanzariere, impregnate di insetticida, distribuite attraverso i programmi di lotta contro la malaria. Attualmente il Fondo Globale per la Lotta contro AIDS, Tubercolosi e Malaria attualmente salva circa 2 milioni di persone l’anno. E’ necessario quindi continuare ad investire. L’Italia ha già annunciato un aumento del 30% del suo contributo, portandolo a 140 milioni di euro per il triennio 2017-19» – si legge nella nota del Comitato Collaborazione Medica e dell’Osservatorio italiano sull’Azione Globale contro l’AIDS. 

Quest’ultimo, che è una rete composta da 13 organizzazioni non governative che ha lo scopo di essere centro di scambio di informazioni e buone pratiche per contrastare le pandemie, ha evidenziato come un investimento di 13 miliardi di dollari per il triennio 2017-19 salverebbe ben 8 milioni di vite. 

Il problema dell’HIV però non riguarda solamente i Paesi a basso reddito, ma anche l’ItaliaChiara Pasqualini, coordinatore tecnico della consulta regionale AIDS Piemonte, ha presentato i dati riguardanti il Piemonte: nella nostra Regione l’HIV continua a essere un problema rilevante in termini di impatto sulla salute, sulla qualità di vita e sui costi per i singoli e la comunità. Nel 2015, le persone che in Piemonte hanno scoperto di aver contratto l’HIV sono circa 250, pari a un tasso di incidenza di poco superiore ai 5 casi ogni 100.000 abitanti. Si stima che le persone che vivono con l’HIV nella nostra regione siano 2 su mille, il loro numero è cresciuto costantemente nell’ultimo decennio. La frequenza di HIV risulta 3 volte maggiore tra gli uomini rispetto alle donne e in alcune classi di età è particolarmente alta: tra gli uomini piemontesi dai 45 ai 54 anni raggiunge lo 0,8% circa. L’HIV si trasmette in più di 9 casi su 10 attraverso i rapporti sessuali non protetti. Negli ultimi 15 anni si osserva una crescita delle diagnosi attribuibili ai rapporti omosessuali non protetti tra gli uomini, pari in media a 6 casi in più all’anno. Le nuove diagnosi di HIV si osservano con frequenza maggiore tra gli uomini (75% del totale) e tra i giovani. Il tasso di incidenza più elevato (14 casi per 100.000) si registra tra i piemontesi di età compresa tra i 25 e i 35 anni. I casi di nuova diagnosi di HIV negli stranieri rappresentano il 23% del totale e l’andamento dei tassi di incidenza in questa parte della popolazione presenta un trend in calo, la riduzione è in media di 9 casi l’anno. E’ ancora molto alto il numero di persone che arrivano tardi alla diagnosi, quando il loro sistema immunitario è già compromesso o addirittura quando si è già sviluppata la malattia (AIDS). Nel 2014 una diagnosi tardiva riguarda il 32% dei casi totali, valore che non si discosta in modo significativo da quanto registrato negli ultimi cinque anni. La quota di diagnosi tardiva è più alta tra chi ha contratto l’HIV tramite i rapporti eterosessuali non protetti rispetto ai rapporti omosessuali.

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