Dylan Dog, la vera “Apocalisse” è questa nuova gestione

Con il numero 387 di Dylan Dog ha avuto inizio quella che viene definita la serie della meteora. Tredici albi che hanno portato all’apocalisse finale che è andata in scena con il numero 400. Un numero, uscito in edicola il 27 dicembre del 2019, e che ha subito fatto discutere molto.

Non sono poche le critiche che i fan storici dell’indagatore dell’incubo hanno sollevato nei confronti del nuovo curatore della serie Roberto Recchioni, colpevole di aver stravolto il mondo di Dylan Dog. Anche io non sono soddisfatto della piega presa dallo storico albo edito dalla Bonelli, ma prima di esprimere le mie perplessità ho voluto attendere che la meteora finalmente si schiantasse sulla terra.

Una premessa è d’obbligo: leggo Dylan Dog da una vita e se non ho smesso di leggerlo nell’ultimo anno – poco più – è per affetto nei confronti del personaggio. La serie della meteora l’ho trovata sconclusionate, senza una coerenza narrativa e molto noiosa. Sono d’accordo con chi dice che fosse necessario apportare cambiamenti al fumetto per rinnovarlo e conquistare nuove fette di mercato, ma credo che il percorso scelto per farlo sia stato poco rispettoso nei confronti dei lettori. Perché?

Prima di tutto perché il numero 400 non ha alcuna continuità con gli altri della serie. L’autore non ci dice nulla di cosa succede con lo schianto della meteora, perché Dylan sopravvive, cosa aveva a che fare con tutta questa storia la Regina Elisabetta e via dicendo. Se la Bonelli voleva scrivere una serie avrebbe dovuto anche accertarsi che questa avesse una continuità narrativa che non esiste.

Secondo non trovo necessario distruggere i cardini della narrazione di Dylan Dog. Groucho è stato ucciso senza neppure concedergli l’onore del rispetto che meritava. Io non credo che fosse necessario uccidere uno, mandare in pensione l’altro, far crescere la barba a tizio per portare cambiamenti al fumetto; probabilmente sarebbero bastate storie nuove dense dell’essenza di Dylan Dog. Poirot di Agatha Christie non sarà mai Rambo e Dylan Dog non sarà mai Bruce Willis.

Nell’albo 400 non mi è piaciuta neppure questa vanitosa volontà di abbattere la “terza parete”. Un buon autore immagina e inventa mondi, non ci si mette dentro e non percorre vie semplici. Io continuerò a leggere Dylan Dog, almeno fino a quando gli albi non diventeranno insopportabili, però mi domando: è possibile che una casa editrice così importante abbia permesso tutto questo?

In sostanza io credo che la vera apocalisse sia stata questa nuova gestione.

Un pensiero su “Dylan Dog, la vera “Apocalisse” è questa nuova gestione

  1. Tutto pienamente condivisibile … La serie della meteora è stata una grande delusione. Il n. 400 è la fine di un mito e vi assicuro che in 40 anni di fumetti letti nn ho trovato nulla di peggiore.

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