Il successo di Vannacci è solo colpa nostra

È come se avessi bestemmiato in chiesa, ma vi giuro che questa volta non è colpa mia. Io in questi giorni ho contato fino a 10, poi a 100, poi a 1.000, poi a 10.000 e alla fine tutto questo contare non è servito a nulla perché ho avuto la pessima idea di entrare in libreria.

“Ha per caso il libro di Vannacci?”, sento chiedere da una donna di una certa età alla libraia, “Non è per me, lo devo regalare. Non so neppure cosa ci sia scritto, se ci sono scritte cosacce dopo quattro pagine lo può pure buttare. Ne parlano tutti. Era per fare una cosa diversa”. La libraia spiega che lei quel libro non lo tiene perché si vende solo su Amazon e la donna a quel punto, volta i tacchi e se ne va.

“Voleva il libro di Vannacci?”, chiedo per essere sicuro, e quando la donna mi fa un cenno affermativo con il capo… beh, diciamo che Montelupo avrebbe invocato tutti i santi del paradiso e anche gli amichetti dell’inferno.

Però giuro, io mi ero ripromesso di non parlarne di questa faccenda. Sono due giorni che leggo su Repubblica che Vannacci ha venduto 20.000 copie e che ha doppiato il libro di Murgia, e per evitare di cascarci – ovvero di parlarne – mi sono preso le mani a martellate. Niente però, la tecnologia può tutto. C’è il dettatore vocale. E allora lo faccio, dico cosa penso di questa faccenda.

La colpa è nostra. Vannacci ha fatto il suo manifesto politico ed è l’intellettuale che la destra si è scelto. A sinistra invece non ci sono più intellettuali e nemmeno ideali, ed è per questo che la colpa è nostra. Negli anni la destra ha preso il sopravvento dal punto di vista della comunicazione e dal punto di vista culturale. Hanno idee, magari non condivisibili, ma chiare e le ripetono allo sfinimento, fino a quando non entrano nella testa delle persone.

Vannacci in quel libro scrive cose che non condivido assolutamente, ma che sono entrate nel cervello della gente. Che molti sotto sotto condividono. È una questione culturale. A sinistra invece si parla di temi che spesso rimangono solo slogan perché alla prova dei fatti i proclami cadono. Parlo da Torino dove si è parlato di ambientalismo finché non si è deciso di fare un ospedale in un parco.

Vannacci ha successo anche per questo. La destra parla alla pancia delle persone, la sinistra si limita invece a stare zitta. Non sanno usare i social, non sanno fare comunicazione, sono fermi alla convinzione che una pagina facebook la possa gestire anche il tizio del partito che si deve necessariamente mettere sotto contratto. Non funziona così. Vannacci è il frutto di anni di martellamento mediatico della destra, quello stesso martellamento che ha portato la Meloni a vincere le elezioni e diventare Premier.

Hanno perso (abbiamo perso) sotto il profilo culturale.

Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.

Una replica a “Il successo di Vannacci è solo colpa nostra”

  1. Avatar Alex64
    Alex64

    Avete perso nel momento in cui avete giudicato indegni, ignoranti, fascisti e omofobi, tutti coloro che non la pensavano come Voi. Nel caso del Libro di Vannacci, vi siete addirittura fermati alla copertina. Adesso, dopo il fallimento nel recensire il libro – pur non avendolo letto – con palese intento venefico, ovvero cercando di disincentivarne l’approviggionamento per quanto possibile, avete l’ardire di recensire i lettori. Vede, carissimo, non esiste il patentino giusto/sbagliato da tergo. La volontà popolare è sempre giusta, e il popolo va ascoltato, non educato. Cosa che la sinistra, nel nome di una superiorità morale e filosofica che non gli è mai appartenuta e mai gli apparterrà, si è sempre rifiutata di fare: vota chi vuoi, ma vota bene! Quello che si è cercato di fare negli ultimi 20 anni è stata, da parte della sinistra, la creazione di una neolingua di Orwelliana memoria, imparare a pensare “bene” per parlare “bene”, e sappiamo già com’è andata (e come andrà) a finire!

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sono Gioele

nella vita faccio il giornalista, scrivo libri crime e mi occupo di comunicazione. Seguo con attenzione e passione l’evolversi dei nuovi media e cerco di comprendere come questi possano essere sfruttati per migliorare il nostro lavoro quotidiano.

Avvio percorsi di formazione di gruppo e individuali sulla comunicazione personale e su come pianificare una buona strategia per promuovere se stessi, il proprio lavoro o la propria passione

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