La storia di Marco Vichi: 18 anni di rifiuti e poi il successo

Diciotto anni di rifiuti prima di riuscire a pubblicare il primo libro. Marco Vichi, autore da 1.500.000 di copie vendute, prima di scoprire il successo ha dovuto attendere quasi per metà della sua vita. A raccontare la sua esperienza è stato lo stesso scrittore durante la seconda giornata di Bardonoir 2023, il festival dedicato al genere noir che è stato organizzato da Giorgio Ballario a Bardonecchia dal 25 al 27 agosto.

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Il successo di Vannacci è solo colpa nostra

È come se avessi bestemmiato in chiesa, ma vi giuro che questa volta non è colpa mia. Io in questi giorni ho contato fino a 10, poi a 100, poi a 1.000, poi a 10.000 e alla fine tutto questo contare non è servito a nulla perché ho avuto la pessima idea di entrare in libreria.

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Bardonecchia si tinge di noir, dal 25 agosto BardoNoir: gli appuntamenti

Tre giorni all’insegna del noir. Gli amanti del genere non possono perdere l’appuntamento con Bardonoir che si terrà dal 25 al 27 agosto a Bardonecchia, e ci sarò anche io. A curare la direzione artistica è stato Giorgio Ballario, giornalista e scrittore, che insieme al Comune di Bardonecchia ha composto un calendario di eventi molto interessanti.

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La storia di Fabrizio Romano e come cambia il giornalismo

Chiunque segua il calciomercato saprà di cosa sto parlando. Quasi tutte le notizie date in questa lunga estate di trattative sono state certificate sempre dalla solita frase che era: ‘Come scritto da Fabrizio Romano’. Tanto che a un certo punto anche io mi sono domandato chi fosse questo Fabrizio Romano e da quel che capisco sono uno dei pochi che non lo conosce.

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Due cose sugli USA che ho scoperto grazie a 200 foto di Dorothea Lange

Ho passato un ferragosto particolare perché a spiaggia o grigliata, ho preferito una mostra fotografica. Sono stato infatti al Centro Italiano per la Fotografia, Camera, che si trova a Torino e ho ammirato i 200 scatti di Dorothea Lange che saranno in esposizione fino all’8 ottobre 2023.

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Informazione digitale: vale più un click o un buon contenuto?

Uno dei tanti falsi miti che vorticano attorno al mondo del digitale è quello dei testi brevi, anzi brevissimi. Si dice che il lettore digitale non abbia tempo e che i produttori di contenuti debbano risolvere tutto in poche battute. A mio avviso siamo davanti alla boiata delle boiate. In che senso? Nel senso che ci sono due tipi di lettori: quelli che vogliono sapere tutto subito e quelli che sono disposti a spendere il proprio tempo per avere un’informazione più completa. A questi ultimi un certo tipo di mondo digitale non guarda e fa male, perché così facendo non rende il proprio canale un canale di valore.

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I social di Fazio e un dibattito vecchio di 10 anni

Con soli 10 o 12 anni di ritardo il mondo della televisione si è reso conto dell’importanza dei social network per il proprio business. Dico mondo della televisione perché in questi giorni ci stiamo concentrando sul battibecco tra Fabio Fazio e la Rai legato ai diversi account di ‘Che tempo che fa’, ma in realtà il discorso vale per il 95% di chi fa – in un modo o nell’altro – editoria.

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Perché nessuno scrive più storie di finzione?

Ma non è che abbiamo perso la voglia di inventarci le storie? A mettermi la pulce nell’orecchio è stato un collega che un paio di settimane fa mi telefona per segnalarmi un articolo pubblicato sul numero di Linus dedicato a Kafka. Il pezzo è di Vanni Santoni ed è dedicato agli scrittori emergenti dell’Europa dell’est, ma a colpirmi più di tutto è la premessa che fa.

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