bimboGianni stava pensando che quella ragazzina era proprio carina. Un po’ giovane certo, ma comunque carina. Una di quelle che, tra qualche anno, avrebbero spezzato cuori con semplicità e una buona dose di inconsapevolezza. Era fresca, nell’aspetto e nel modo che aveva di porsi.

Gianni quando si era seduto era solo. Quei quattro posti erano gli unici liberi in tutto il vagone e lui voleva che restassero a sua disposizione. Già pochi minuti dopo l’inizio del viaggio aveva dovuto cambiare posto per colpa di un vecchio rincoglionito che aveva deciso di occupare i cinquanta minuti del tragitto ammazzando uccelli sullo schermo dello smartphone, cosa che in realtà non sarebbe stata sconveniente se non avesse omesso di disattivare la suoneria del cellulare importunando l’intero vagone con cadenzati ticchettii e alternate esplosioni. Odio, disagio, sconforto, maleducazione.

Gianni voleva leggere e non voleva litigare e, nonostante lo avesse fissato a lungo e minacciosamente, aveva scartato l’opzione sceneggiata di piazza. Nella destra libro, cellulare e zaino, nella sinistra giacca e ombrello si era spostato sbuffando, ma senza imprecare.

Era quasi alla metà del romanzo. Adorava quell’autore. Non era una scoperta, era una passione consolidata. E quel librone da 1.000 pagine non era solo all’altezza delle aspettative, era oltre. Non c’era solo la tensione, il sangue e la paura; c’era anche il sesso. Top.

Gianni era quasi arrivato al momento topico dell’azione: lei aveva telefonato, lui era andato, lei lo aveva sedotto, lui la stava per.. Quando arrivò quella ragazzina che era piccola, ma proprio carina.

Attaccata alla cornetta dello smartphone la signorina stava ascoltando Melania che le raccontava della sua storia con Matteo. La piccola ogni tanto rispondeva urlacchiando, sogghignando, stramazzando e ammiccando, provocando fastidio e orticaria in Gianni.

Che poi il problema era che Melania non sapeva se dire al mondo intero, oppure no, che stava con Matteo. Che poi in realtà non si poteva neppure dire che Melania stesse con Matteo perché a quell’età mica stai con qualcuno, ti vedi. Sì perché in fondo Melania e Matteo avevano bisogno di Matteo e Melania per non sentirsi soli. E Gianni lo sapeva che Melania e Matteo avrebbero avuto abbastanza tempo per imparare a stare soli.

Gli occhi corrucciati si distesero, il setto nasale si rilassò, le labbra caddero e in parte tracciarono un piccolo sorriso. “Massì” – pensò Gianni – “per oggi l’amore lo guardo, da domani ricomincerò a leggerlo”.

Twitter: @gioeleurso1

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sono Gioele

nella vita faccio il giornalista, scrivo libri crime e mi occupo di comunicazione. Seguo con attenzione e passione l’evolversi dei nuovi media e cerco di comprendere come questi possano essere sfruttati per migliorare il nostro lavoro quotidiano.

Avvio percorsi di formazione di gruppo e individuali sulla comunicazione personale e su come pianificare una buona strategia per promuovere se stessi, il proprio lavoro o la propria passione

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