Raccontare la morte; esorcizzare la morte

Io ho paura di morire. L’ho detto. Mi tolgo un peso e lo ripeto: sì, io ho paura di morire. È da alcune settimane che ci penso, per la precisione da quando leggendo ‘Annientare’ l’ultimo libro di Michel Houellebecq mi sono imbattuto nella narrazione della malattia.

“Ok”, mi direte, “ma non sarà mica la prima volta che leggi in un libro di un malato terminale, o che vedi un film dove c’è un tizio in fin di vita”. È vero, ma questa volta la questione è differente perché il protagonista di quel libro è nato il mio stesso giorno – il 29 giugno – e io mi sono fatto prendere un po’ dalla cosa.

E poi c’è Cattelan e la sua nuova serie tv che è stata pubblicata su Netflix. La sto guardando, ne sono rapito. La prima puntata è fatta con Roby Baggio, parla di buddismo, papere in legno e del senso della vita, ma è la terza che rimarrà nella storia.

C’è Vialli, Gianluca, il giocatore di calcio. Vialli è malato, lo sanno tutti. Vialli ha il cancro e non lo ha nascosto a nessuno. Vialli e Cattelan parlano a viso aperto della malattia, della morte, della paura di morire. E io di questo non posso che ringraziare Vialli per il coraggio che ha avuto nel mettersi a nudo, ma anche Cattelan per questo pezzo di televisione sincero e pregno di verità. Raccontano la morte e la esorcizzano perché, anche se fa paura, di morte bisogna parlare.

E io lo ripeto, ho paura di morire. E tu, hai paura di morire?

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