Li chiamano follower, ma sono turisti. Un esempio di come può cambiare la percezione di un fatto modificando solo una parola. È il caso della storia che ci viene raccontata sul quotidiano La Stampa e che riguarda la città di Como, che sarebbe stata presa d’assalto dai follower per colpa degli influencer che hanno pubblicato video virali sul suo magnifico lago. Si parla di sovraffollamento da influencer e safari dei selfie.
L’articolo a firma di Francesco Moscatelli ci racconta di una serie di problemi dovuti ai troppi follower arrivati a Como e Comuni limitrofi, di presunti disservizi denunciati dai follower e da una situazione in generale problematica che va avanti da maggio. Viene descritto un territorio impreparato ad accogliere tutti questi follower.
Ora però facciamo un esperimento e proviamo a sostituire la parola follower con la parola turisti. Sì, perché nei fatti quel che viene raccontato nell’articolo è un problema legato ai troppi turisti arrivati a Como e alla loro accoglienza. Ci sta che una città non abituata a flussi turistici così alti possa andare in difficoltà, ma non è un problema di follower.
Da che mondo è mondo si cercano strumenti per la promozione turistica, ma poi si deve essere in grado di soddisfare le esigenze di chi arriva. Il problema dunque sono gli influencer che non raccontano la distanza tra un luogo e l’altro che promuovono o chi dovrebbe creare una rete di servizi sul territorio per valorizzare il proprio patrimonio?
Veramente si può sostenere che il problema siano i follower-turisti che arrivano in città? È una riflessione che va fatta perché quando il mondo analogico non tiene conto di quel che avviene sul mondo digitale nascono i problemi. Nel momento in cui sul digitale nasce un determinato fenomeno di promozione territoriale questo deve essere intercettato, analizzato è sfruttato a vantaggio di chi può guadagnare su quel turismo. Ovvero tutta la collettività.
Non chiamateli dunque follower ma chiamateli turisti perché chiamandoli follower non viene preso in considerazione il problema reale che è molto ma molto più analogico che digitale.
Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.








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