Due cose sugli USA che ho scoperto grazie a 200 foto di Dorothea Lange

Ho passato un ferragosto particolare perché a spiaggia o grigliata, ho preferito una mostra fotografica. Sono stato infatti al Centro Italiano per la Fotografia, Camera, che si trova a Torino e ho ammirato i 200 scatti di Dorothea Lange che saranno in esposizione fino all’8 ottobre 2023.

Non conoscevo Dorothea Lange e non conoscevo neppure le storie che ha raccontato con la sua macchina fotografica. Lei nasce nel 1895 nel New Jersey e la mostra raccoglie le fotografie di due importanti progetti che la donna ha curato tra il 1930 e il 1942. Il primo progetto racconta gli effetti della grande depressione che a fine anni 20 del 900 colpì gli Stati Uniti attraverso le storie dei migranti interni che si spostavano di Stato in Stato in cerca di lavoro.

Queste foto sono atroci perché ti mettono davanti alla miseria che quelle persone furono costrette a vivere. Senza cibo, al riparo solo grazie a tende rotte, fino a un certo punto senza alcun aiuto da parte dello Stato. Poi, grazie anche alle immagini scattate e pubblicate da Dorothea Lange e da altri fotografi, le loro condizioni migliorarono gradualmente. Immagini che sono un pugno nello stomaco.

Nel 1942 Dorothea Lange invece è chiamata a documentare la deportazione che la popolazione giapponese subì negli Stati Uniti. Dopo l’attacco di Pearl Harbor l’amministrazione statunitense decise infatti di portare i cittadini di nazionalità giapponese (e di origine giapponese) residenti negli USA in campi lavoro. Alcuni fotografi vennero chiamati a documentare la cosa. Dorothea Lange era una di questi fotografi e con i suoi scatti ha raccontato il momento in cui i giapponesi vennero a conoscenza della decisione del Governo e la loro vita in quelli che erano a tutti gli effetti campi di detenzione.

Dorothea Lange non era solo una fotografa, era una fotoreporter. Se vorrete visitare la mostra, prendetevi del tempo per leggere le descrizioni delle fotografie che sono esposte, sono state lasciate proprio come lei stessa le scrisse all’epoca degli scatti. Alcune di queste didascalie sono ritratti precisi di persone, situazioni, evoluzioni sociali e politiche. Sono ricche di dettagli che permettono al lettore di comprendere il contesto nel quale venne realizzata la fotografia. Lange non si limitava a scattare quel che vedeva, ma entrava in contatto con il soggetto e, con la curiosità del giornalista, si immergeva dentro la storia.

Interessante anche il fatto che la mostra abbia selezionato alcuni scatti significativi per renderli accessibili anche a non vedenti e ipovedenti. Sotto queste fotografie vi è un pannello che riproduce la foto con i contorni in rilievo, in modo da facilitare l’utilizzo dal punto di vista tattile. Inoltre vi è un qrcode collegato a una pagina di Vimeo che descrive con brevi video quegli stessi scatti. Così vengono abbattute le barriere architettoniche. Per raccontare questo esempio di accessibilità ho fatto un video che puoi vedere cliccando su questa frase.

Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.

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sono Gioele

nella vita faccio il giornalista, scrivo libri crime e mi occupo di comunicazione. Seguo con attenzione e passione l’evolversi dei nuovi media e cerco di comprendere come questi possano essere sfruttati per migliorare il nostro lavoro quotidiano.

Avvio percorsi di formazione di gruppo e individuali sulla comunicazione personale e su come pianificare una buona strategia per promuovere se stessi, il proprio lavoro o la propria passione

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