C’è stato un periodo durante il quale a New York uccidere una donna era facile come bere un bicchier d’acqua. Il terreno di caccia di questi orribili predatori era Times Square, una delle vie più conosciute al mondo; le prede erano le prostitute, vittime per le quali la polizia non iniziava neppure a indagare. Questa storia folle viene raccontata in ‘Sulla scena del delitto: Il killer di Times Square‘, una serie televisiva che potete guardare su Netflix.
La storia dello squartatore di Times Square inizia nel dicembre del 1979, quando dentro la stanza di un albergo vengono trovati i cadaveri di due donne decapitate, mutilate e alle quali l’assassino ha pure tentato di dare fuoco. Di una delle due con il passare del tempo si scoprirà l’identità, dell’altra ancora oggi non si conosce nome e cognome. Sì, perché le donne in quegli anni venivano inghiottite dal giro di pornografia e prostituzione che dilagava in quel quartiere.
Le prostitute non avevano documenti, assicurazioni, numeri di previdenza sociale. Erano fantasmi e così per un assassino predatore ucciderle era facile, perché svanivano facilmente nell’indifferenza generale. Fino agli anni 80 a New York le donne erano le uniche colpevoli del reato di prostituzione e di conseguenza le uniche a venire arrestate. Quando una di queste veniva uccisa e il suo corpo veniva trovato sul ciglio della strada, il caso veniva classificato come ‘NUC’ ovvero come ‘nessun umano coinvolto’.
Fattori che messi insieme misero lo squartatore di Times Square nella condizione ideale per uccidere un numero impressionante di prostitute. Non vi rivelo il nome dell’assassino perché magari qualcuno vorrà vedere la serie televisiva, ma non vi rovino assolutamente la visione se vi dico che dopo 30anni di reclusione confessò altri 80 delitti circa di donne.
‘Sulla scena del delitto: Il killer di Times Square’ è dunque una docu-serie crime, ma è anche un ottimo strumento per conoscere un pezzetto di storia americana. Attraverso il crime viene raccontato un pezzo di storia del femminismo e delle lotte che in quegli anni vennero portate avanti per dare maggiori diritti e protezione alle lavoratrici sessuali. E se Times Square oggi non è più un bordello, è anche grazie a questa storia.
Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Ho una newsletter che si chiama ‘Ed è subito Crime’, iscriviti. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.








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