l'amore ai tempi del colera

E’ mancato nella notte appena conclusasi Gabriel Garcia Marquez. Lo voglio ricordare con un pensiero che ho scritto su uno dei romanzi che ho più amato.

Gli bastò un interrogatorio insidioso, prima a lui e poi alla madre, per constatare un’ennesima volta che i sintomi dell’amore sono gli stessi del colera“. Gabriel García Márquez ne L’amore ai tempi del colera traccia un profilo schizofrenico e delirante della più grossa truffa della storia dell’umanità: il sentimentalismo.

Lo spunto iniziale è di quelli classici che hanno fatto la fortuna degli sceneggiatori di Beautiful o di Sentieri: il giovane Florentino Ariza si innamora di Fermina Daza, ma la loro relazione viene bloccata sul nascere dal padre di lei che, da uomo popolano, vuole per la figlia un futuro assicurato e ricco, così una mattina la fanciulla viene allontanata dal paese nel quale vivono. Nonostante ciò i due ragazzi si giurano amore eterno e continuano a scriversi lettere d’amore via telegrafo, ma una volta tornata dal suo esilio la ragazza capisce di essersi sbagliata e si sposa con un medico facoltoso.

Un preambolo classico per un intreccio narrativo sorprendente: è Florentino l’eroe della narrazione, colui che decide di aspettare il suo amore per tutta la vita contaminando solo la carne e non il corpo. Ma chi è la vittima di questa atroce e commovente storia d’amore? Florentino che cade nel più classico degli imbrogli e dei ricatti o Fermina che accetta di accontenarsi monetizzando il valore di un sentimento? Florentino che decide volontariamente di attendere una vita intera prima di consumare il suo amore o Fermina che vive assorta nella sua stitichezza emotiva?

Ha ragione Gabriel García Márquez che ci racconta la forza di un sentimento e di una passione o ha ragione Charles Bukowski quando dice “Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri“?

@gioeleurso1 – redazione@tempestadicervelli.com

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Una replica a “Chi ha ragione sull’amore? Márquez o Bukowski?”

  1. Avatar Erienne
    Erienne

    Da sentimentalista direi Márquez. La frase di Bukowski fa acqua da tutte le parti, se vivi nella convinzione che ci sia sempre qualcosa di meglio non presti attenzione a quello che hai già e magari, troppo tardi, ti rendi conto di avere avuto accanto ciò che era meglio per te. Tu cosa rispondi alle tue stesse domande?

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sono Gioele

nella vita faccio il giornalista, scrivo libri crime e mi occupo di comunicazione. Seguo con attenzione e passione l’evolversi dei nuovi media e cerco di comprendere come questi possano essere sfruttati per migliorare il nostro lavoro quotidiano.

Avvio percorsi di formazione di gruppo e individuali sulla comunicazione personale e su come pianificare una buona strategia per promuovere se stessi, il proprio lavoro o la propria passione

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