La storia dell’intervista a Gabriele Defilippi ripresa da “Un giorno in pretura”

Per uno che fa il mio mestiere quello che è successo ieri sera, domenica 10 maggio, è una cosa bella. Era da qualche tempo che aspettavo che andasse in onda la puntata di “Un giorno in pretura” dedicata all’omicidio di Gloria Rosboch e quando mi è arrivato il messaggio con su scritto “domenica va in onda” mi sono preparato per poterla seguire.

Adesso vi spiego perché per me si tratta di una puntata particolare. Ero a Bologna insieme alla mia compagna quando mi squilla il telefono, dall’altra parte c’era Silvia Di Fonso, una redattrice della trasmissione TV che è anche un’amica. Il motivo della sua telefonata è sapere se possono utilizzare qualche estratto dell’intervista che ho realizzato nel novembre del 2018 a Gabriele Defilippi, l’assassino di Gloria Rosboch.

Non è la prima volta che quella intervista viene ripresa da altre testate. Qualche mese prima a rilanciarla era stata Barbara D’Urso durante il suo programma pomeridiano. Ma come nasce quell’intervista?

È mattina e come ogni giorno chi fa il mio mestiere deve capire come portare a casa la giornata trovando storie da raccontare. Vedo che tra gli appuntamenti della mattinata c’è anche un incontro presso il polo universitario carcerario di Torino. Non so per quale motivo, ma vengo stuzzicato dall’idea di entrare in carcere e decido di andare.

Mi presento puntuale al carcere di Torino, l’istituto Lorusso e Cutugno. Con i colleghi si chiacchiera in attesa che ci facciano entrare e che ci sottopongano ai controlli. Per poter entrare dobbiamo lasciare all’ingresso computer e telefoni cellulari. Io porto con me solo la telecamera.

Una volta dentro veniamo scortati fino all’aula dove si tiene il seminario e cominciamo ad ascoltare. Ci mettiamo un po’, ma presto ci accorgiamo che tra i detenuti che frequentano l’Università del polo carcerario c’è anche lui, Gabriele Defilippi. Sembra tranquillo, ascolta in silenzio, ma sa che tutti gli occhi sono puntati su di lui.

Da lì a poco tempo si sarebbe dovuto presentare nuovamente in tribunale per l’appello ed è forse questo a renderlo così disponibile davanti alle telecamere una volta finito il convegno. Lo avviciniamo e gli chiediamo di parlare. Ci sono poche telecamere, forse due. Io sono l’unico in quel momento a registrare quel che ci dice. Dopo meno di cinque minuti ci interrompono, dicono che non è quello il momento di fare un’intervista.

Scendiamo a patti e ci mettiamo d’accordo per riprendere la chiacchierata in un secondo momento. Così è e lui continua a essere disponibile. Dice delle cose interessanti. Io decido di titolare sul fatto che dichiara di aver pensato al suicidio, ma nei 10 minuti circa che abbiamo a disposizione di titoli ne offre tanti. Quel giorno la mia fortuna professionale è che a coprire quell’evento dal punto di vista video fossimo solamente in due.

E così, grazie anche a un po’ di fortuna, ieri sera sono finito nei titoli di coda di “Un giorno in pretura”.

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