Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno

“Per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno”, verrebbe da dire dopo aver letto il piano del Governo per tentare di frenare l’avanzata dei contagi da covid-19. Ristoranti e bar chiusi alle 18, ma aperti il sabato e la domenica; palestre serrate; cinema e teatri spazzati via definitivamente. In alcune regioni coprifuoco alle ore 23.00. Misure che si sono rese necessarie, ma che arrivano al termine di una gestione a dir poco discutibile.

Questo semi-lockdown – qualche giornale lo chiama già così – non colpirà solamente baristi e ristoratori, negozianti e centri fitness, attrici e gestori di sale cinematografiche; questo semi-lockdown calerà la propria scure sul capo di buona parte dell’economia privata del nostro Paese. Economia che era già in difficoltà prima del covid-19 e che adesso subirà inevitabilmente gli effetti di queste ulteriori chiusure. Sì, perché la chiusura di un ristorante ha ripercussioni sulla filiera di quell’esercizio, ma anche su chi dovrà fare i conti con la riduzione della capacità di spesa del singolo ristoratore. E qui si potrebbe aprire un mondo.

Avremmo potuto evitare questo semi-lockdown? Sì, e la colpa di quel che sta avvenendo non è solo del Governo. Se siamo in questa situazione è colpa di chi urlava “noncennnecoviddi” e di chi concedeva a queste aspiranti stelle di Tik Tok l’spitata in televisione.

Se siamo qui è anche colpa di chi ha fatto il furbetto perché, a fronte di tante attività commerciali e di ristorazione che hanno seguito in moto meticoloso ogni singola norma (anque quelle meno razionali), di piazze stracolme, dehors con gente ammassata e feste di vie senza controlli (solo per citare alcuni esempi) ne abbiamo visti a palate. Come abbiamo visto le spiagge e le discoteche strabordare.

A fregarci in questo caso è stata l’ingordigia. Non abbiamo avuto la forza di girare i tacchi e non occupare uno spazio in una spiaggia affollata; non abbiamo avuto l’intelligenza di capire che garantire le distanze all’interno dei locali avrebbe fatto fatturare un po’ meno, ma avrebbe permesso alle persone di abituarsi a convivere con il virus.

Però la responsabilità maggiore è di chi avrebbe dovuto fare rispettare le regole perché come le irregolarità le abbiamo viste noi, avrebbero dovute vederle enti locali e personale preposto alla sicurezza del territorio. Idem per il sistema di trasporto pubblico locale: i bus capienti all’80% ben presto sono diventati capienti al 110% e su quei mezzi non abbiamo mai visto un controllore che facesse rispettare la capienza massima e la distanza tra le persone. Solo per citare due esempi.

Non ho mai ritenuto questo Governo (peggio ancora il precedente) all’altezza della situazione e oggi ne abbiamo la dimostrazione. Credo più in generale che la classe politica di questo Paese debba essere riformata perché manca di competenza ed è troppo succube del giudizio elettorale. Da giugno in poi ho ssostenuto che in quel momento fosse necessario passare la mano a un Governo tecnico e oggi (anche se in emergenza è difficile farlo) ne sono ancora più convinto.

È per queste ragioni che per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno.

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