Informazione digitale: vale più un click o un buon contenuto?

Uno dei tanti falsi miti che vorticano attorno al mondo del digitale è quello dei testi brevi, anzi brevissimi. Si dice che il lettore digitale non abbia tempo e che i produttori di contenuti debbano risolvere tutto in poche battute. A mio avviso siamo davanti alla boiata delle boiate. In che senso? Nel senso che ci sono due tipi di lettori: quelli che vogliono sapere tutto subito e quelli che sono disposti a spendere il proprio tempo per avere un’informazione più completa. A questi ultimi un certo tipo di mondo digitale non guarda e fa male, perché così facendo non rende il proprio canale un canale di valore.

La logica dell’online da sempre si basa sul click. Per capire se un portale è di successo si contano i click che ogni giorno riceve, ma siamo sicuri che quello sia il parametro adatto per valutare il valore di un canale digitale? Nella nuova era di internet non è più importante il tempo di permanenza sulla pagina? Sono domande che pongo, ma alle quali io ho dato già una mia risposta da un po’ di tempo: a mio avviso il dato che determina la qualità di un prodotto online (portali di informazione, divulgazione, giornali) è quest’ultimo.

Questo ragionamento lo sto facendo dopo aver letto un articolo pubblicato su La Stampa che riporta alcune considerazioni di Patrick Radden Keefe, giornalista del New Yorker, sul valore dei longform. Keefe sostiene che il digitale possa essere il luogo ideale per custodire nel tempo i grandi racconti della cronaca, gli approfondimenti e le inchieste. E secondo me ha ragione.

Questo tipo di contenuti costituiscono un valore anche per le testate che li pubblicano perché attraggono investimenti pubblicitari di qualità. Il lettore che cerca questo tipo di articolo, video o podcast rimarrà sulla pagina aperta per il tempo necessario a fruire quel contenuto, verrà fidelizzato e parlerà di quel che ha letto.

Infine avrà anche una maggiore tendenza a ricordarsi su quale portale o testata giornalistica avrà letto quella notizia. Noi sappiamo che ‘Indagini’ è il podcast de Il Post o sappiamo che la divulgazione scientifica più facile da fruire è quella di Geopop. Quanto vale la pubblicità su questi contenuti? Quanto riesce a monetizzare l’editore? Quindi ha più valore un click o un buon contenuto?

Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.

Un pensiero su “Informazione digitale: vale più un click o un buon contenuto?

  1. Bravo Gioele, condivido! Soprattutto la parte in cui evidenzi che la rete può essere lo strumento adatto “per custodire nel tempo i grandi racconti della cronaca, gli approfondimenti e le inchieste”. La carta stampata, quando non si parla di libri, rischia di essere ancora più volatile del digitale. Questa può essere la grande opportunità di Internet!

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