Oltre al merito, c’è anche il metodo. In questo caso il metodo dei social. Il caso della ristoratrice di Napoli – Nives Monda titolare del ristorante La Taverna di Santa Chiara – è l’ennesima occasione per lanciare una riflessione sulla libertà di espressione che abbiamo quando ci troviamo su quelle piattaforme. Facebook, Instagram e TikTok decidono per noi e noi nemmeno ce ne rendiamo conto.
Scrivere un post, pubblicare un video o condividere il contenuto di un altro utente sono i nuovi modi attraverso i quali oggi, nel 2025, è possibile esprimere la propria opinione. Ma quella che è una libertà garantita dalla nostra Costituzione non sempre viene tutelata. Soprattutto quando viene espressa sui social network. Come? Abbassando la portata dei contenuti o rimuovendoli direttamente.
Questo non vuole essere un post sul merito della questione, ma – come ho detto all’inizio – sul metodo. Dunque, vi chiedo di fare lo sforzo di seguire il ragionamento focalizzandovi sulla luna e non sul dito.
Il fatto
Se non conoscete la storia fate una breve ricerca su internet e troverete numerosi articoli. Nives Monda, ristoratrice di Napoli, finisce in mezzo a un caso mediatico in seguito alla pubblicazione di un video da parte di una cliente proveniente da Israele. Il video diventa subito virale e la prima versione che si diffonde sui social è più o meno questa: ristoratrice napoletana caccia cliente perché israeliana. Mi ci imbatto anche io, ma continuo a scorrere sul mio newsfeed, tanto so che arriveranno altri contenuti.
Passano le ore e la dinamica si fa più chiara e Fanpage pubblica un video con l’intervista alla ristoratrice che spiega la sua versione dei fatti. A questo punto decido di condividere quel contenuto sulle mie storie di Instagram. In un primo momento lo faccio da TikTok, ma mi arriva una notifica di Instagram che mi parla di diritto d’autore e annuncia una limitazione del contenuto. A quel punto condivido nelle mie storie lo stesso video dal profilo Instagram di Fanpage. Risultato?
La storia con il video dell’intervista a Nives Monda raggiungerà il 2,083% dei follower che seguono le mie storie. Se nelle stesse 24 ore ho pubblicato una storia che ha raggiunto 100 utenti, quel video ne ha raggiunti poco più di 2. Questo perché Instagram in modo arbitrario ha deciso di limitare da diffusione di quel contenuto.
La riflessione
Lo sappiamo e lo abbiamo detto già in molte altre occasioni. Instagram, Facebook e TikTok sono piattaforme private che hanno le loro regole e i loro interessi. Allo stesso tempo però hanno assunto un ruolo pubblico di estrema rilevanza. Da una parte dunque ci troviamo davanti a qualcuno che in casa propria decide cosa si può e cosa non si può fare, e dall’altra siamo consapevoli che quei social hanno la forza di indirizzare l’opinione pubblica.
La gogna mediatica subita da Nives Monda ancora prima che venissero spiegati e contestualizzati i fatti ne è un esempio. La nostra libertà d’espressione viene dunque limitata quando si tratta di parlare di alcuni argomenti: in questo caso la questione israelo-palestinese, ma vale anche per la legalizzazione della cannabis o i temi legati al suicidio assistito. Lo chiedo dunque nuovamente: siamo sicuri di voler affidare i nostri contenuti in modo esclusivo a queste piattaforme?
Siamo sicuri di voler creare progetti basati esclusivamente sulle decisioni di un giudice che non considera appelli? Il tema è questo: quando si pensa a un progetto editoriale per i social si deve anche pensare a come non legarlo esclusivamente a essi. Instagram, Facebook e TikTok vogliono l’utente sempre e solamente sulla piattaforma, ma noi dobbiamo fare in modo che questo esca da essa per venire a casa nostra. Dove possiamo dire quel che vogliamo senza doverci preoccupare di limitazioni o rimozioni.
Per questo motivo ancora oggi nel 2025 è necessario avere uno strumento differente dai social che affianchi la nostra comunicazione: un sito, una newsletter, qualcosa che non risponda a logiche di algoritmo e che non possa essere limitato. Pensateci.
Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Come autore ho pubblicato quattro libri e l’ultimo si intitola ‘A Torino si uccide per nulla‘ edito da Golem Edizioni. Gli altri sono: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Ho una newsletter ‘Scrivere Crime‘.
