Dipendenza dai social: per Meta maxi patteggiamento da 16,7 miliardi 

Meta ha raggiunto un accordo con gli Stati americani che accusavano il colosso guidato da Mark Zuckerberg di aver contribuito a creare dipendenza dai social media tra i più giovani. L’intesa prevede un pagamento complessivo di 16,7 miliardi di dollari e arriva mentre in California è ancora in corso il processo sulla vicenda. A riportare i dettagli del patteggiamento sono Bloomberg e altri media statunitensi.

L’accordo non prevede un’ammissione di colpa da parte di Meta, ma introduce una serie di misure rivolte in particolare agli utenti adolescenti delle sue piattaforme. Tra queste ci sono limiti giornalieri predefiniti per l’utilizzo delle applicazioni e blocchi durante le ore notturne, con l’obiettivo di ridurre il tempo trascorso sui social.

La società dovrà inoltre rafforzare i sistemi di verifica dell’età, così da impedire ai minori di accedere a contenuti considerati inappropriati, e mettere a disposizione dei genitori nuovi strumenti per controllare e gestire l’attività dei propri figli sulle piattaforme.

Il pagamento previsto dall’accordo non sarà effettuato in un’unica soluzione: la cifra verrà distribuita annualmente nell’arco di dieci anni. Meta ha inoltre stimato in circa 10 miliardi di dollari le spese legali che dovrà sostenere in relazione all’intesa.

Il patteggiamento rappresenta un passaggio rilevante nel confronto tra le grandi piattaforme tecnologiche e le autorità statunitensi sul rapporto tra social network e minori. Meta ha invitato anche gli altri colossi del settore ad adottare standard analoghi, sostenendo di fatto la necessità di un approccio comune alla tutela degli adolescenti online.

L’accordo arriva in un momento in cui negli Stati Uniti cresce la pressione sulle piattaforme social per le possibili conseguenze del loro utilizzo sui più giovani. Al centro del confronto ci sono soprattutto i meccanismi attraverso i quali i social possono incentivare un utilizzo prolungato e ripetuto. Per Meta, il patteggiamento consente ora di chiudere le accuse degli Stati coinvolti senza riconoscere responsabilità, ma introduce anche nuovi vincoli sulle modalità con cui i suoi servizi potranno essere utilizzati dagli adolescenti.

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