Il manuale della Scuola Holden (letto per voi): promosso o bocciato?

Oggi inauguriamo un nuovo filone di Scrivere Crime. Ho notato negli ultimi mesi che state apprezzando in modo particolare i numeri che sono dedicati ai consigli sulla scrittura creativa ed è per questo che, a partire da questo numero, saltuariamente recensirò un manuale di scrittura. Lo farò saltuariamente perché prima di parlarvene devo leggerlo e studiarlo. Vi dirò quali sono i punti di forza seguendo tre filoni … Continua a leggere Il manuale della Scuola Holden (letto per voi): promosso o bocciato?

Tra scrittura e immagini: l’obiettivo è la penna

È da tanto che non scrivo su questo blog. Sì, perché questo non è un sito, questo è un blog. Nasce in questa forma almeno vent’anni fa, ma negli anni ha cambiato natura mille volte. Oggi però ho voglia di considerarlo un blog. Anche perché in questo momento non so nemmeno io cosa sia questo sito. Se non una traccia di me stesso sulla rete. 

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Nei miei libri c’è la mano di Axel Foley

Credo di aver guardato l’ultimo film della saga di Axel Foley (Beverly Hills Cop) il giorno stesso che è uscito su Netflix. Da bambino ero un patito di quei film perché era un poliziesco in grado di mettere insieme azione e umorismo. Cliccato su play mi sono ritrovato catapultato negli stessi scenari degli anni Ottanta e Novanta: stesso stile registico, stesso mood musicale, stesso tipo … Continua a leggere Nei miei libri c’è la mano di Axel Foley

Come è nato ‘La libreria dei gatti neri’: il racconto di Pulixi

Sapete cosa è un cozy mystery? Io l’ho imparato grazie a Piergiorgio Pulixi. L’autore, durante il festival Giaveno Gialla, ha spiegato quali sono le caratteristiche principali di questo genere letterario e ha raccontato anche un piccolo aneddoto su come è nato il romanzo ‘La libreria dei gatti neri’.

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Self publishing, cosa ci racconta la storia di Cristina Stillitano

“Vostro onore voglio portare questa ulteriore testimonianza all’attenzione della corte”. È inutile negarlo, nel sottobosco editoriale, lontano dai lettori, il dibattito sul ruolo del self publishing sta diventando sempre più serrato. Per gli autori non è solo una questione di guadagni – c’è chi ha stimato che il generale Vannacci abbia incassato oltre 200.000 euro dalle vendite del suo libro in auto pubblicazione su Amazon – ma è soprattutto una questione di professionalità.

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La storia di Marco Vichi: 18 anni di rifiuti e poi il successo

Diciotto anni di rifiuti prima di riuscire a pubblicare il primo libro. Marco Vichi, autore da 1.500.000 di copie vendute, prima di scoprire il successo ha dovuto attendere quasi per metà della sua vita. A raccontare la sua esperienza è stato lo stesso scrittore durante la seconda giornata di Bardonoir 2023, il festival dedicato al genere noir che è stato organizzato da Giorgio Ballario a Bardonecchia dal 25 al 27 agosto.

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Perché nessuno scrive più storie di finzione?

Ma non è che abbiamo perso la voglia di inventarci le storie? A mettermi la pulce nell’orecchio è stato un collega che un paio di settimane fa mi telefona per segnalarmi un articolo pubblicato sul numero di Linus dedicato a Kafka. Il pezzo è di Vanni Santoni ed è dedicato agli scrittori emergenti dell’Europa dell’est, ma a colpirmi più di tutto è la premessa che fa.

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Sono affetto dalla sindrome della ‘lettura frettolosa’: di cosa si tratta

Anche io sono affetto dalla sindrome della ‘lettura frettolosa’. Ho sempre avuto questo dubbio e in parte ho cercato anche di rimediare in qualche modo, ma mai mi sono trovato con le spalle al muro come dopo aver letto l’ultimo numero di Internazionale. In qualche modo è stata formalizzata questa mia – ma anche di milioni di altre persone – tendenza a non immergermi completamente nel testo che ho davanti.

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Torniamo all’analogico, ma senza demonizzare il digitale

Passiamo sempre più tempo con il naso rivolto verso lo schermo del nostro smartphone e sempre meno con gli occhi rivolti verso gli occhi di un’altra persona. Lo so, detta così sa molto di retorico, ma è vero. Io è da un po’ di tempo che sento l’esigenza di tornare all’analogico e non credo di essere l’unico. Sia ben chiaro, non sto demonizzando il digitale, ma forse è arrivato il momento di disintossicarsi.

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