razzismoUna pugnalata allo stomaco” – così un carissimo amico ha definito le parole che avevamo sentito pochi minuti prima. A pronunciarle era stato un uomo di grande spessore umano e professionale parlando di razzismo. Facciamo finta di non essere razzisti, ma ogni giorno durante la nostra quotidianità con i fatti dimostriamo di esserlo.

Dimostriamo di essere razzisti quando i nostri sensori di pericolo si accendono se di sera incontriamo un tizio di colore per strada; dimostriamo di essere razzisti quando diamo per scontato che il lavoro che dobbiamo pagare a un immigrato costi meno; dimostriamo di essere razzisti quando davanti ad atroci delitti pensiamo sarà stato sicuramente uno straniero; dimostriamo di essere razzisti quando davanti al cadavere di una donna di colore non facciamo tutto il possibile per comprendere le ragioni della sua morte.

Insomma, dimostriamo di essere razzisti anche quando non pensiamo di farlo. Torino, piazza XVIII dicembre, davanti alla stazione di Torino Porta Susa, ore 08.45, sono alla fermata del bus. Una signora mi guarda e sorridendo mi rivolge una domanda. È ancora una bella donna nonostante l’età: gli occhi sono chiarissimi, le labbra sono rosse e carnose, il sorriso è rassicurante e la voce infonde tenerezza. Le rispondo e scambio due battute con lei. È piacevole.

Tutti e due saliamo sullo stesso bus, lei si siede nei primi posti liberi, io vado qualche sedile avanti. È in quel momento che avviene la trasformazione della dolce signora da “dottoressa Jekyll a signora Hyde”. “Dovremmo sterminarli tutti” – dice – “Bangladesh! Non capisco perché non li rimandano al loro Paese“. Non capisco, mi volto, mi guardo in giro, cerco un bengalese che scippa una vecchietta, che insulta un disabile o che butta una cartaccia per terra. Nulla. Sul bus nemmeno uno straniero. Mi rendo conto che quello che ho sentito è semplicemente l’inizio di una conversazione con una donna appena conosciuta sul bus.

Ecco cosa è il razzismo: un semplice argomento di conversazione. Ecco perché siamo razzisti, perché “io non sono razzista, ma…”. Facciamo finta di non essere razzisti, ma ogni giorno durante la nostra quotidianità con i fatti dimostriamo di esserlo.

Twitter: @gioeleurso1

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sono Gioele

nella vita faccio il giornalista, scrivo libri crime e mi occupo di comunicazione. Seguo con attenzione e passione l’evolversi dei nuovi media e cerco di comprendere come questi possano essere sfruttati per migliorare il nostro lavoro quotidiano.

Avvio percorsi di formazione di gruppo e individuali sulla comunicazione personale e su come pianificare una buona strategia per promuovere se stessi, il proprio lavoro o la propria passione

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