La mascherina killer

È una combinazione che può essere addirittura letale. Si crea un effetto lavastoviglie quando viene aperta appena terminato un lavaggio, avete presente quel calore misto a umidità? Poi si spande nell’aria quell’effetto sauna in miniatura fino ad annebbiarti completamente la vista e bruciarti gli occhi; solo in quel momento ti ricordi che avevi promesso a te stesso che quell’errore non lo avresti più commesso.

Sei nel letto. Hai finito pranzo da poco più di un’ora e stai per afferrare il libro che hai intenzione di terminare di leggere, anche se mancano circa 150 pagine alla parola fine. È domenica, il tempo è grigio e non hai voglia di fare altro. Il touch screen del cellulare si illumina, è un messaggino. Leggo, devo uscire per andare su un servizio. Mi vesto in fretta e furia, prendo la telecamera e la metto nello zaino. Saluto e sto per uscire, ma mi ricordo che non ho preso la mascherina.

Torno verso la scrivania, prendo la mascherina e prima di indossarla mi concedo una caramella. “Freschezza balsamica” c’è scritto sul pacchetto che lascio vicino al computer. Mangiare quella caramella è come fare un viaggio: all’inizio l’approccio è timido, ma quando comincia a consumarsi l’esperienza diventa forte e gustosa. Quando finisce, ti viene subito voglia di fartene un’altra. Ma c’è un ma.

Impiego il tempo della strada da casa al luogo del servizio per rendermi conto dell’errore che ho fatto. Supero lo sbarramento di polizia che la promessa che avevo fatto a me stesso comincia a insinuarsi nella mia testa. Ci vogliono però ancora una cinquantina di passi per sentire quella vocina saccente dirmi che sono un idiota. Arrivo sul luogo del servizio che sono consapevole di essere un pirla.

Gli occhiali sono appannati e gli occhi mi lacrimano. Il cuore della caramella, quello denso di sciroppo balsamico, è esploso nella mia bocca e ogni volta che respiro all’interno della mia mascherina si crea un effetto mulinello che è quasi letale. Il mio respiro balsamico extra-forte invade la mascherina che si spande sotto le lenti degli occhiali appannandoli. Non solo però, perché gli occhiali costringono quel gas micidiale a contatto con i miei occhi per il tempo necessario a farmi lacrimare e le lenti sono appannate.

Non vedo, lacrimo, il naso però è libero come non mai.

Persisto. La mangio tutta facendo quasi finta di nulla. Mi riprometto di ricordarmelo la prossima volta. Sì, ne sono convinto questa volta. La prossima volta me ne ricorderò.. quando sarà di nuovo troppo tardi.

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