Con soli 10 o 12 anni di ritardo il mondo della televisione si è reso conto dell’importanza dei social network per il proprio business. Dico mondo della televisione perché in questi giorni ci stiamo concentrando sul battibecco tra Fabio Fazio e la Rai legato ai diversi account di ‘Che tempo che fa’, ma in realtà il discorso vale per il 95% di chi fa – in un modo o nell’altro – editoria.
Sulle pagine de La Stampa di oggi Francesca D’Angelo, snocciolando anche qualche numero parecchio interessante, spiega perché Fazio e il suo gruppo di lavoro abbia battagliato per riavere i propri account social. Sì, perché la pagina Facebook, Twitter, il profilo Instagram o quello di TikTok sono veri e propri business che sono in grado di generare ingressi economici alternativi, di incrementare il potere in fase di contrattazione per i commerciali del programma e, cosa che non va assolutamente sottovalutata, hanno anche ricadute sugli ascolti del format.
Da una parte infatti i social permettono di raggiungere una fascia di popolazione che non segue la trasmissione in televisione e dall’altra fidellizzano chi invece la guarda già. Io per esempio non ho la televisione in casa, ma sono aggiornato lo stesso sui contenuti di ‘Che tempo che fa’ attraverso i social network. Ed è questo il motivo per il quale ho accolto subito l’invito di Fazio a seguire nuovamente gli account svuotati dei propri follower.
Quello sui social di ‘Che tempo che fa’ è dunque un dibattito che in questi giorni sta facendo drizzare le orecchie a molti, ma che nei fatti arriva con un ritardo di alcuni anni e che – possiamo scommetterci – tornerà nell’oblio tra pochi giorni. La televisione, come il 95% di chi fa – in un modo o nell’altro – editoria non ha ancora capito la vera potenzialità dei social network.
Siamo rimasti al 2012 quando Facebook e Twitter venivano usati solamente per portare traffico sui propri canali postando link ad articoli o foto che annunciavano la puntata successiva della trasmissione. Il social invece è qualcosa che va anche oltre: bisogna immaginare contenuti specifici per ogni piattaforma in modo da aumentare il coinvolgimento del pubblico, da fidelizzarlo, da monetizzare con le visualizzazioni e da reindirizzarlo sul proprio canale.
I social sono un business in più, un nuovo ramo di azienda. Chi fa contenuti – che siano di intrattenimento o di informazione – questo lo deve capire se non vuole essere scavalcato da chi è stato in grado di leggere le mutazioni del contesto in anticipo.
Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.








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