La rivolta degli utenti di TikTok

Addio scroll senza pensieri. TikTok è diventato come Temu, Amazon o Postalmarket. Se una volta per spegnere il cervello dopo una giornata di lavoro pesante bastava aprire l’app e cominciare a fare zapping da un profilo all’altro alla ricerca del contenuto divertente, interessante o educativo, adesso non è più possibile farlo. 

L’utente della piattaforma che ha messo in crisi Instagram, adesso è costretto a dribblare decine e decine di video commerciali. Contenuti prodotti dagli utenti stessi per la sezione TikTok Shop che stanno monopolizzando le bacheche. 

L’ultima in ordine cronologico a lamentarsi della faccenda è stata la scrittrice italiana Felicia Kingsley che in un video pubblicato sul suo profilo ha spiegato che TikTok non è più la piattaforma che l’aveva conquistata. Sì, perché adesso ogni tre video c’è una “televendita”, mentre un tempo (anche grazie al famigerato algoritmo) all’utente venivano proposti i video più adatti ai suoi interessi. 

La rivolta degli utenti di TikTok sta montando. Sono numerosi quelli che stanno chiedendo alla piattaforma di ridurre la portata dei video caricati sullo Shop perché stanno fagocitando quelli dei creator. Quello che deve essere trovato è il punto di equilibrio. 

È evidente che la piattaforma di vendita per TikTok è una grande opportunità di business ed è la stessa cosa per molte persone che hanno visto nella vendita di questi prodotti un modo per monetizzare, ma allo stesso tempo è necessario chiarire se la missione del social è mutata oppure è la stessa. 

TikTok non può essere definito un social network, ma è una via di mezzo tra YouTube e Instagram. Su TikTok si possono creare comunità, ma è molto più semplice avere spettatori. È per questo che i contenuti che funzionano sono quelli che informano, formano o intrattengono. Si tratta di una sorta di televisione in miniatura, e magari presto farò un approfondimento sul linguaggio televisivo del 2025. 

Se io mi collego a TikTok cerco dunque quel tipo di contenuto, non la televendita. Quel che sta avvenendo sul social oggi, è paragonabile a quel avvenne qualche decina di anni fa alla televisione quando aumentò in modo esponenziale la pubblicità. Il mondo digitale ha trovato una soluzione a questo problema ed è l’abbonamento: chi non vuole vedere la pubblicità paga. Potrebbe essere una soluzione anche per TikTok?

L’anno scorso ho lanciato Sboomerizzati, un percorso di formazione sui temi della comunicazione digitale. Tra il 2024 e il 2025 ho tenuto tre corsi. Abbiamo parlato di come si comunica in modo efficace e di quali sono gli strumenti da utilizzare. Se sei interessato a iniziare un percorso con me contattami via mail a gioele.urso@gmail.com per avere ulteriori informazioni.

Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Come autore ho pubblicato quattro libri e l’ultimo si intitola ‘A Torino si uccide per nulla‘ edito da Golem Edizioni. Gli altri sono: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Ho una newsletter ‘Scrivere Crime‘.

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sono Gioele

nella vita faccio il giornalista, scrivo libri crime e mi occupo di comunicazione. Seguo con attenzione e passione l’evolversi dei nuovi media e cerco di comprendere come questi possano essere sfruttati per migliorare il nostro lavoro quotidiano.

Avvio percorsi di formazione di gruppo e individuali sulla comunicazione personale e su come pianificare una buona strategia per promuovere se stessi, il proprio lavoro o la propria passione

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