Informazione digitale: vale più un click o un buon contenuto?

Uno dei tanti falsi miti che vorticano attorno al mondo del digitale è quello dei testi brevi, anzi brevissimi. Si dice che il lettore digitale non abbia tempo e che i produttori di contenuti debbano risolvere tutto in poche battute. A mio avviso siamo davanti alla boiata delle boiate. In che senso? Nel senso che ci sono due tipi di lettori: quelli che vogliono sapere tutto subito e quelli che sono disposti a spendere il proprio tempo per avere un’informazione più completa. A questi ultimi un certo tipo di mondo digitale non guarda e fa male, perché così facendo non rende il proprio canale un canale di valore.

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I social di Fazio e un dibattito vecchio di 10 anni

Con soli 10 o 12 anni di ritardo il mondo della televisione si è reso conto dell’importanza dei social network per il proprio business. Dico mondo della televisione perché in questi giorni ci stiamo concentrando sul battibecco tra Fabio Fazio e la Rai legato ai diversi account di ‘Che tempo che fa’, ma in realtà il discorso vale per il 95% di chi fa – in un modo o nell’altro – editoria.

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Li chiamano follower, ma sono turisti: il caso del lago di Como

Li chiamano follower, ma sono turisti. Un esempio di come può cambiare la percezione di un fatto modificando solo una parola. È il caso della storia che ci viene raccontata sul quotidiano La Stampa e che riguarda la città di Como, che sarebbe stata presa d’assalto dai follower per colpa degli influencer che hanno pubblicato video virali sul suo magnifico lago. Si parla di sovraffollamento da influencer e safari dei selfie.

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Torniamo all’analogico, ma senza demonizzare il digitale

Passiamo sempre più tempo con il naso rivolto verso lo schermo del nostro smartphone e sempre meno con gli occhi rivolti verso gli occhi di un’altra persona. Lo so, detta così sa molto di retorico, ma è vero. Io è da un po’ di tempo che sento l’esigenza di tornare all’analogico e non credo di essere l’unico. Sia ben chiaro, non sto demonizzando il digitale, ma forse è arrivato il momento di disintossicarsi.

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Twitter allarme rosso: i conti non tornano e si guarda ai creator

Leggo su La Stampa di oggi – lunedì 17 luglio – che Twitter avrebbe i conti in rosso, che il ricavo pubblicitario dell’azienda nell’ultimo anno si sarebbe dimezzato e che per tentare di sanare la faccenda starebbero pensando (oltre che agli abbonamenti e ai soldi degli investitori) anche a puntare in modo più massiccio su video e di conseguenza content creator.

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L’intelligenza artificiale ruberà il lavoro? Se lo pensi è un problema

Se anche tu pensi che l’intelligenza artificiale ti porterà via il lavoro, vuol dire che non hai gran considerazione di quel che fai. Lo so, è una provocazione, ma in un certo senso è così anche se il discorso è complesso e prematuro.

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Arriva il nuovo social di Zuckerberg: un regalo per i boomer

Per noi boomer della rete e per voi futuri boomer della rete da ieri – giovedì 7 luglio – qualcosa è cambiato. Grazie all’uomo che nel febbraio del 2004 diede vita a Facebook rivoluzionando di fatto il web, tutti noi abbiamo una nuova speranza. Possiamo sognare di smettere di girare video che ci fanno sentire idioti e possiamo ambire a tornare alla parola scritta.

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Il dolore in diretta: da Rotten al Truman Show

Nell’era digitale del 56k (il modem ultralento che si accendeva con una levetta sul resto e che ha dato origine all’internet) c’era un sito internet che qualsiasi quindicenne guardava. Si chiamava Rotten.com ed era una galleria di immagini dell’orrido; si trattava di fotografie (all’epoca caricavi solo le foto) di cadaveri, autopsie, deformazioni, atti sessuali. Vi sto parlando del 1996 e gli utenti già all’epoca cercavano contenuti forti, indecenti. Perché vi racconto questo? Ora ve lo spiego.

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Lo zapping si fa su TikTok: così nasce la crisi della TV

La televisione è in crisi. Lo dice una ricerca che è stata pubblicata sull’edizione di venerdì 24 marzo del quotidiano La Stampa. Durante le prime 13 settimane del 2023 la prima serata del piccolo schermo ha perso poco meno del 9% dei telespettatori. Il dato peggiore in percentuale è quello di Rete4 con quasi il 18% in meno di share, ma male anche La7 e Rai2. In realtà i dati assoluti dicono che a stare peggio sono le due ammiraglie Rai1 e Canale5 che perdono oltre 320.000 telespettatori. Cosa significa tutto questo?

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