Se la mamma di Harry Potter pubblica sotto falso nome

rowlingSemplice trovata promozionale o voglia di essere nuovamente una scrittrice esordiente anche se solo per un momento? Quando si ha alle spalle un successo editoriale come Harry Potter tutte e due le risposte sono plausibili.

A pubblicare la notizia è il quotidiano torinese La Stampa che oggi apre la sezione “Cultura&Spettacoli” parlando del nuovo libro giallo scritto da J.K. Rowling, The Cuckoo’s Calling. A rendere però ancora più appetibile il nuovo lavoro della mamma di Harry Potter è il fatto che la scrittrice in prima battuta ha pubblicato il testo sotto pseudonomo.

Il romanzo è stato pubblicato a fine aprile ed è stato attribuito alla penna di un debuttante, un certo Robert Galbraight. Nonostante le prime recensioni fossero buone, il numero delle vendite faticava a crescere: il giallo era fermo a quota 1.500 copie ed era bloccato in posizione 4.709 nella classifica di Amazon.

L’impennata, nemmeno a dirlo, è arrivata quando due giornalisti del Times, Richard Brooks e Cal Flyn, hanno scoperto la vera identità dell’autore del romanzo. A metterli sulla buona strada sono stati due indizi: la Rowling e il fantomatico debuttante condividono stesso agente e stesso editore. Segreto svelato e boom di vendite: in un giorno il romanzo è balzato dalla posizione 4.709 in classifica Amazon al primo posto, crescendo nelle vendite del 162.000%.

Semplice trovata promozionale o voglia di essere nuovamente una scrittrice esordiente anche se solo per un momento? Indubbiamente il vero nome dell’autrice in questo caso è stato un ottimo propulsore per il lancio del suo nuovo romanzo, ma non tenere conto del curriculum della Rowling e della capacità dimostrata sarebbe un errore.

In fondo la motivazione della mamma di Harry Potter sembra pure plausibile: “Speravo di mantenere il segreto ancora per un po’. Diventare Robert Galbraight è stata un’esperienza così liberatoria. Pubblicare senza clamore o aspettative è meraviglioso, ricevere riscontri sotto un nome diverso è un puro piacere“.

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Da qualche tempo ci pensava spesso. Era un’insinuazione che stava invadendo il suo cervello: “Se suicidandomi non posso assicurarmi un posto in Paradiso, tanto vale guadagnarsene uno nei gironi dell’Inferno” – considerava davanti alla tv, poi però non aveva mai avuto il coraggio di farlo. 
Non ci si improvvisa mica. Non è che tra una sigaretta e l’altra fumata sul balcone, si decide di fare un salto giù senza prendere l’ascensore; e neppure si decide di farsi travolgere da un treno durante una passeggiata domenicale lungo i binari della ferrovia.Metodo. Togliersi la vita richiede metodo.

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