“Sono gli ultimi soldi che mi sono rimasti”

“La prego, faccia qualcosa perché sono gli ultimi soldi che mi sono rimasti”. Ammetto che quando ho sentito queste parole mi si è spezzato il cuore. A pronunciarle un ragazzo di meno di trent’anni che questa mattina era in Posta con me.

Se guardo fuori dalla porta finestra io lo so che là fuori c’è un mondo enorme che viene ignorato. È il mondo che da sempre facciamo finta non esista, ma che è composto da una buona fetta di italiani. Sono i tanti che vivono alla giornata. Quelli che hanno un lavoro a chiamata o che vengono pagati in nero. Insomma, i tanti che non hanno alcun diritto.

Sono il frutto della flessibilità. Quel concetto che nel nostro Paese venne introdotto dalla riforma del lavoro del professore Marco Biagi (Governo Berlusconi), emanata nel 2003 poco dopo la sua morte. Venne assassinato.

“Che lavoro vuoi fare da grande?”, ti chiedevano quando eri piccino, e tu non avevi che da sbizzarrirti e crederci. “Voglio fare il dottore”, “Il Vigile del Fuoco”, “Il calciatore”. Poi con il passare degli anni la domanda è rimasta, ma la speranza di poter avere una vita serena con qualche certezza è svanita nel nulla.

Hanno cominciato a rendere il mercato del lavoro sempre più precario, riducendo i posti fissi e i diritti dei lavoratori. Ci siamo così ritrovati con persone che lavorano a tempo pieno per 800 euro al mese e con plotoni di lavoratori (giovani e non) che aspettano la telefonata. “E come lo pago l’affitto?”, mi diceva il ragazzo di questa mattina.

La crisi che stiamo vivendo ha messo a nudo tutte le fragilità del sistema Italia. Una delle priorità della Fase 3 sarà ricostruirlo rivedendo quel famoso concetto di flessibilità che arricchisce le casse di qualcuno e mette in strada molti altri. In sanità abbiamo visto quanti errori sono stati commessi dalla politica negli anni scorsi: tagli di posti letto, meno risorse al pubblico, meno assunzioni.

L’emergenza ha costretto la politica a ricostruire e in fretta. La stessa cosa si deve fare in ambito di politiche del lavoro. Più diritti per i lavoratori, meno spese e burocrazia per chi deve investire. Ovvio, per poterlo fare ci vuole una classe politica all’altezza.

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