#Edèsubitocrime: il biglietto vincente

Prima di scrivere il vero contenuto di questo post sono costretto a contestualizzare. Odio essere didascalico, ma il blogging a volte ti impone di esserlo. È per questo che devo spiegarvi cosa intendo con l’hashtag #edèsubitocrime che trovate in alto a sinistra nell’home page di questo sito.

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#Edèsubitocrime nasce sui social. La prima volta che l’ho usato me ne sono avvalso per dare una cornice a una serie di video che avevo deciso di pubblicare. Il format era – ed è – piuttosto semplice: prendere spunto dalla realtà, da particolari che coglievo attorno a me, per far vedere come per un autore il crime fosse ovunque attorno a lui.

E allora da un floppy disk abbandonato vicino al portone di casa o da un lampadario fatto in mille pezzi poteva nascere il processo creativo che – come esercizio di stile – poteva portare alla scrittura di un racconto. Il format mi sono reso conto che piace, tanto che spesso mi arrivano segnalazioni di cose bizzarre che potrebbero far pensare #edèsubitocrime. (Questa è la premessa).

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Così ieri mattina mi arriva un messaggio audio su whatsapp da mia madre. Mi racconta di una notizia che ha appena sentito in radio:

In radio hanno raccontato di uno che nel 2019 ha vinto la lotteria di Natale in Sassonia, ma nessuno in tre anni si è presentato a ritirare la vincita. La scadenza era adesso. Perché? Cosa è successo a chi ha vinto?

Un crime nasce sempre da una domanda, da un dubbio che si annida nella testa dell’autore. In questo caso la mia domanda è: cosa può impedire a un uomo che fa una vincita milionaria di andare a incassare il denaro che gli svolterà la vita?

Le strade che un autore può seguire sono: l’impedimento o la scelta volontaria. Nel primo caso il crime è truculento, vedo sangue e morti; nel secondo caso lo sviluppo può essere più psicologico perché dobbiamo chiederci cosa abbia fatto di tanto grave il vincitore – nel periodo tra l’acquisto del biglietto e la vittoria – per decidere che riscuotere la vincita non valga la pena.

Sono solo i primi spunti di riflessione che mi vengono in mente, ma da qui si potrebbe iniziare a lavorare per immaginare una storia e scriverla. Anche solo come esercizio di stile.

Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.

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