TikTok diventa editore, un po’ come Amazon, e il mondo dell’editoria tradizionale potrebbe trovarsi davanti a una rivoluzione colossale. Da qui a dieci anni i social potrebbero cambiare i rapporti di forza tra case editrici e autori, ma anche le strategie degli stessi.
Sono un nerd e sono anche un autore ed è per questo che da qualche tempo sto osservando con attenzione le dinamiche che regolano l’editoria non tradizionale, ovvero l’auto-pubblicazione. Se qualche anno fa il self publishing veniva visto con sospetto da autori tradizionali, editori e lettori, oggi le cose sono cambiate.
Pensate che un uccellino mi ha raccontato che ci sono anche autori importanti che auto pubblicano su Amazon sotto falso nome e questo è dovuto al fatto che lo scrittore – pur essendo quello che nella realizzazione del libro fornisce la materia prima – è quello che guadagna meno dalla vendita di un libro.
La scrittura non è un mestiere
Gli scrittori italiani – anche quelli che pubblicano per grandi case editrici – prima di riuscire a rendere la scrittura un mestiere devono per anni affiancare a questa attività altri lavori. In alcuni casi sono lavori che non hanno nulla a che fare con il mondo della scrittura, in altri casi sono strettamente legati al mondo della scrittura come corsi, copy per terzi e via dicendo. In ogni caso un autore solitamente incassa le royalties sul libro, ma anche un anticipo. Raramente però questi soldi bastano a rendere la scrittura un mestiere.
I pesci piccoli – ovvero gli autori che non pubblicano per i grandi colossi dell’editoria, che sono il 95% – invece non guadagnano praticamente nulla. Il compenso medio di solito gira intorno al 10% sul prezzo di copertina ed è dunque chiaro che il guadagno è legato al numero di copie vendute, che è direttamente proporzionale alla distribuzione che l’editore è in grado di garantire, alla promozione, agli eventi organizzati, al passaparola, agli amici, ai parenti e alle zie.
Capite che scrivere libri per il 95% di chi lo fa è solo un gran bel passatempo e questo a fronte di guadagni sicuramente più corposi per tutti gli altri attori della filiera. Ma tutto questo che ha a che fare con il fatto che TikTok, come Amazon, ha deciso di diventare editore? Ha a che fare, ha a che fare.
TikTok diventa editore
TikTok decide di diventare editore nel momento in cui si rende conto che un gran numero di persone discutono di libri ed editoria. Grazie all’hashtag BookTok si crea una comunità che tecnicamente diventa una vera e propria piattaforma di promozione dei libri. Il passo dal promuovere i libri a mettere sotto contratto gli autori è breve. Così Amazon e TikTok forniscono condizioni economiche agli autori vantaggiose.
Leggo che TikTok (in realtà 8th Note Press che è dello stesso gruppo) prevede per gli autori oltre alle royalties anche gli anticipi, cosa che il 90% degli editori che si interfaccia con quel 95% di autori non prevede. In sostanza si riconosce all’autore un compenso per il lavoro che realizza. Anche Amazon fornisce condizioni economiche migliori per gli autori.
Amazon ha pensato il programma KDP che permette a chi si auto-pubblica di inserire il proprio libro in Kindle Unlimited, l’autore in questo caso viene pagato per le pagine dei suoi libri che vengono lette e non solo per le copie vendute. Ci sono autori che facendo un buon lavoro sui social riescono a monetizzare non poco. Inoltre l’autore attraverso Amazon può anche pubblicare il libro in formato cartaceo e venderlo allo stesso modo di come farebbe se sotto contratto con un editore.
Da domani tutti su Amazon?
Sto dicendo che da domani tutti dobbiamo pubblicare su Amazon o TikTok? No, io sono convinto che l’autore debba sempre ambire alla pubblicazione con una casa editrice in grado di fornire una valutazione del manoscritto, editing, distribuzione, promozione, ufficio stampa, anticipi e royalties, ma nel mezzo c’è anche quella cosa che si chiama personal branding.
Il personal branding può anche passare dall’auto-pubblicazione di progetti specifici solo per il web. La verità sta in mezzo. Sono sempre più gli autori che vengono contattati da case editrici dopo aver fatto un buon lavoro sul web. Il mondo dell’editoria sta cambiando, gli editori saranno in grado di cambiare a loro volta? Una cosa è sicura, l’avvento del web nell’editoria creerà concorrenza e la concorrenza aiuta a migliorarsi.
Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.








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