Torniamo all’analogico, ma senza demonizzare il digitale

Passiamo sempre più tempo con il naso rivolto verso lo schermo del nostro smartphone e sempre meno con gli occhi rivolti verso gli occhi di un’altra persona. Lo so, detta così sa molto di retorico, ma è vero. Io è da un po’ di tempo che sento l’esigenza di tornare all’analogico e non credo di essere l’unico. Sia ben chiaro, non sto demonizzando il digitale, ma forse è arrivato il momento di disintossicarsi.

La prima cosa che faccio appena sveglio è controllare l’ora sul telefono, poi mi sposto in bagno e scrollo i social per un po’ di tempo, poi controllo su whatsapp i messaggi che mi sono arrivati (centinaia), poi guardo l’agenda (digitale) degli appuntamenti che si possono seguire in città, poi rispondo ai nuovi messaggi di whatsapp, poi controllo i social, creo un contenuto, faccio un post, poi mi metto davanti al pc a pubblicare i pezzi che scrivo.

La mia routine digitale quotidiana è spezzata solo da un’abitudine analogica che persiste negli anni: la lettura del quotidiano al bar mentre faccio colazione. È normale tutto questo? Per qualcuno sì, ma per me no.

È da un po’ di tempo che sento l’esigenza di trovare un equilibrio tra le cose: ho ridotto l’utilizzo della moneta digitale, cerco di stare meno tempo sui social, su whatsapp sono presente il tempo necessario e non rispondo più a tutti. E prendo appunti (quando non è necessario fare diversamente) su carta.

Questa mattina leggendo ‘Elogio di carta e penna’, la riflessione di Michela Marzano su La Stampa, mi sono ritrovato in quel che scrive. La carta ti dà una dimensione diversa rispetto al digitale: prendere appunti su carta ti permette di toccare con mano i pensieri, i dati, e di riflettere sopra quel che stai scrivendo. Le cose ti rimangono impresse nella mente. La stessa cosa vale per la lettura.

Ultimamente ho preso un’abitudine: quando leggo un libro sottolineo in rosso le parti che mi colpiscono e me le appunto su un piccolo quaderno. In questo modo fisso i punti che più mi stanno a cuore, riesco a rifletterci sopra a modo mio e magari successivamente scrivo un post per il blog. Un processo analogico che sfocia nel digitale.

Ecco, io non voglio demonizzare il digitale perché io amo il digitale, ma il troppo stroppia. Stroppia perché riduciamo le interazioni con le persone; stroppia perché limitiamo le nostre capacità di riflessione; stroppia perché creiamo contenuti tutti uguali copiando gli altri e così non seguiamo quelle che sono le nostre tendenze; stroppia perché è una barriera con il mondo reale, che è quello analogico.

Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.

Una replica a “Torniamo all’analogico, ma senza demonizzare il digitale”

  1. Avatar Paolo Perlini
    Paolo Perlini

    Sono d’accordo su tutto. A parte la moneta digitale: io quella sto incentivandola. E in qualche caso mi è pure servito per evitare noie legali

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

sono Gioele

nella vita faccio il giornalista, scrivo libri crime e mi occupo di comunicazione. Seguo con attenzione e passione l’evolversi dei nuovi media e cerco di comprendere come questi possano essere sfruttati per migliorare il nostro lavoro quotidiano.

Avvio percorsi di formazione di gruppo e individuali sulla comunicazione personale e su come pianificare una buona strategia per promuovere se stessi, il proprio lavoro o la propria passione

Colleghiamoci