E se alla fine la decisione di rimuovere i sette nani dal nuovo film con Biancaneve fosse solo l’ennesima discriminazione? Sono un po’ di giorni che rifletto sulla scelta della Disney di rivedere in modo drastico la fiaba dei fratelli Grimm e devo ammettere che, a differenza di altri casi del recente passato, questa volta qualcosa non mi torna.
Partiamo da un primo presupposto: a me l’idea di cancellare o modificare fiabe, libri, film perché non più in linea con il comune pensare contemporaneo non piace. Non sono un fan della cancel culture perché credo fermamente nella capacità delle persone di scegliere e di valutare l’opera che stanno leggendo o guardando.
Evidentemente quando i fratelli Grimm hanno deciso di rendere sette nani protagonisti della propria fiaba avevano un motivo per farlo. Se fate una ricerca online scoprirete in modo facile come nasce la storia di Biancaneve e i sette nani, cosa rappresentano i sette nani, perché sono sette e via dicendo.
Dietro una storia, da che mondo e mondo, c’è una ricerca e ci sono significati nascosti che vanno letti tra le righe. La dico in modo poco arzigogolata, ma il fatto che a molti bambini sia stata raccontata quella fiaba con i nani ha permesso loro di venire a contatto presto con la diversità. Un po’ come è accaduto con altre storie. Se vi farete venire la voglia di leggere ‘Dance macabre’, un saggio di Stephen King sull’horror, scoprirete che in realtà Dracula e Frankenstein hanno significati molto più profondi rispetto alle semplificazioni di oggi.
Le storie dal mio punto di vista non possono essere stravolte così facilmente. È una questione di rispetto per chi le ha scritte e per chi le ha fatte sopravvivere negli anni. Se una storia viene giudicata politicamente non corretta, allora è giusto che non venga più riprodotta, ma non può essere storpiata.
Ma veniamo al politicamente corretto e alla provocazione iniziale: e se alla fine la decisione di rimuovere i sette nani dal nuovo film con Biancaneve fosse solo l’ennesima discriminazione? La dico in modo brutale: se fosse stato reputato che sette nani sono troppo respingenti per il target di mercato contemporaneo? E poi, la chiudo con una battuta, avremo sette attori nani disoccupati in più.
Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.








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