Diciotto anni di rifiuti prima di riuscire a pubblicare il primo libro. Marco Vichi, autore da 1.500.000 di copie vendute, prima di scoprire il successo ha dovuto attendere quasi per metà della sua vita. A raccontare la sua esperienza è stato lo stesso scrittore durante la seconda giornata di Bardonoir 2023, il festival dedicato al genere noir che è stato organizzato da Giorgio Ballario a Bardonecchia dal 25 al 27 agosto.
Marco Vichi il giorno che decise di fare lo scrittore di professione aveva 22 anni, ma per vedere pubblicato il suo primo libro ha dovuto aspettare il 40esimo anno di età. “Per anni ho collezionato lettere di rifiuto, ne avevo una cartella grossa così”, dice facendo finta di reggere in mano un grosso pacco, “Dopo 18 anni di rifiuti ho detto basta, non cercherò più di pubblicare. Scriverò perché fa bene a me”.
E come nelle belle storie a lieto fine, il giorno dopo quella solenne decisione arriva la telefonata dell’editore che lo vuole pubblicare, era Guanda. Tra tutti era l’unico editore al quale non aveva mai mandato i suoi manoscritti perché da catalogo Guanda non pubblicava scrittori italiani da diversi anni. Così è iniziata una collaborazione che dura da 24 anni.
“La prima cosa da capire”, spiega Vichi, “è se la passione per la scrittura è genuina. La scrittura e la voglia di pubblicare sono due strade differenti. Deve esserci prima di tutto la necessità di scrivere. Se questa è legata alla pubblicazione o al guadagno non va bene”. In meno di un’ora l’autore fiorentino risponde a modo suo a due grandi frustrazioni degli scrittori odierni: l’ossessione per la pubblicazione e la motivazione che induce l’autore a raccontare qualcosa.
Non è mancato lo spazio per le curiosità: Vichi ha raccontato di cercare nomi e cognomi dei personaggi anche nei cimiteri; di preferire i gialli che entrano dentro l’umano a quelli di meccanismo; di non progettare i suoi romanzi, ma di sentirsi manovrato mentre scrive. Insomma lui è iscritto alla classe della letteratura anarchica, quella che non fa scalette, che scrive anche mentre cammina, che pensa sempre al soggetto e che non ha momenti fissi della giornata davanti al pc. E così ha pubblicato 30 libri e venduto 1.500.000 di copie.
Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.








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