Self publishing, cosa ci racconta la storia di Cristina Stillitano

“Vostro onore voglio portare questa ulteriore testimonianza all’attenzione della corte”. È inutile negarlo, nel sottobosco editoriale, lontano dai lettori, il dibattito sul ruolo del self publishing sta diventando sempre più serrato. Per gli autori non è solo una questione di guadagni – c’è chi ha stimato che il generale Vannacci abbia incassato oltre 200.000 euro dalle vendite del suo libro in auto pubblicazione su Amazon – ma è soprattutto una questione di professionalità.

Se cercate su questo blog la parola chiave ‘self publishing’ troverete numerosi articoli che ho scritto negli anni. Si tratta di un tema che mi ha sempre incuriosito e affascinato, e che ho anche tentato di percorrere prima di affidare i miei libri all’editoria tradizionale. Credo – come ho avuto modo di sostenere di recente in un altro articolo – che il self publishing sia uno strumento in più che debba essere affiancato alla pubblicazione tramite casa editrice.

L’auto pubblicazione deve essere vista come un modo in più per raggiungere i propri lettori e per farsene di nuovi, e ultimamente ne ho avuto una conferma eccellente. Si tratta di Cristina Stillitano, scrittrice romana che è diventata un caso a livello nazionale proprio grazie al self publishing. Stillitano termina di scrivere il suo primo romanzo nel 2014, ma da quel momento le ci vorranno quattro anni prima della pubblicazione.

Nel suo caso però si tratta di una auto pubblicazione. Durante il festival ‘Bardonoir’ la scrittrice – che oggi pubblica con Piemme – ha raccontato che ha tentato per quattro anni di farsi valutare il testo da un editore, ma che non ha mai ricevuto una risposta. A indirizzarla sulla via dell’auto pubblicazione è stato il marito, e quel libro – dice lei stessa – aveva un sacco di difetti tecnici (impaginato male, il titolo posizionato nel punto sbagliato in copertina, non c’era la divisione dei capitoli), ma nonostante ciò ha scalato le classifiche di Amazon.

Stillitano racconta di aver studiato Amazon e il self publishing in modo da trasformare quello strumento in una possibilità. Così, dopo altri tre libri auto pubblicati è arrivata la grande casa editrice che ha deciso di offrirle un contratto per la pubblicazione de ‘La giostra del perdono’ – quarto libro della serie delle ‘inchieste di Clodoveo’ – e per il quinto che uscirà prossimamente.

“Consiglio l’auto pubblicazione perché apre enormi possibilità sia come affermazione personale sia come possibilità di arrivare ai lettori”, ha spiegato la scrittrice. Il punto è proprio questo, non è solo una questione di diritti d’autore: è una questione di distribuzione, promozione e cura del lavoro fatto dall’autore.

Allora la domanda sorge spontanea: l’autopubblicazione può essere l’unica strada per uno scrittore? No. Chiunque abbia avuto successo su Amazon poi è passato all’editoria tradizionale, che al momento ha un sistema strutturato in grado di far fruttare al meglio i testi degli autori. Al momento però, perché il mondo sta cambiando e tra dieci anni le cose potrebbero essere molto diverse.

Poi però ci sono anche altri esempi, per esempio quello di Marco Vichi.

Chi sono? Mi chiamo Gioele Urso e sono un giornalista e autore torinese. Da giornalista mi occupo di politica, sindacale, manifestazioni di piazza, problemi di quartiere e più in generale di storie. Come autore ho pubblicato tre libri noir: ‘Le colpe del nero‘ nel 2018, ‘Calma&Karma‘ nel 2020 e ‘L’assassino dei pupazzi‘ nel 2022. Se vuoi puoi ascoltare i miei audio racconti su Spotify.

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sono Gioele

nella vita faccio il giornalista, scrivo libri crime e mi occupo di comunicazione. Seguo con attenzione e passione l’evolversi dei nuovi media e cerco di comprendere come questi possano essere sfruttati per migliorare il nostro lavoro quotidiano.

Avvio percorsi di formazione di gruppo e individuali sulla comunicazione personale e su come pianificare una buona strategia per promuovere se stessi, il proprio lavoro o la propria passione

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