Immersi nel via vai della Torino che lavora forsennatamente vi sono due letti di cartone. Gli impiegati e i dirigenti degli uffici pubblici e privati ci passano davanti ogni giorno e li superano immersi nella loro distratta indifferenza.
Per chi dorme su questi due letti di cartone non vi è la carità del vescovo di Torino che riposa a meno di centro metri nella sua stanza; non è concesso alcun sostegno politico da chi entra ed esce dal palazzo del Consiglio regionale del Piemonte, anch’esso a meno di cento metri; non vi è l’aiuto dello Stato, incarnato dalle forze militari che si trovano nel raggio di cinquecento metri.
Fortunatamente a chi dorme su questi due letti di cartone non arriva neppure il rumore di chi si ritrova in piazza San Carlo facendo finta di ignorare la presa della crisi. Probabilmente a chi dorme su un letto di cartone non interessa se la musica va avanti per tutta la notte o se si ferma alle 23.
Immersi nel via vai della Torino che lavora forsennatamente vi sono due letti di cartone e tutti li ignorano o fanno finta di farlo.
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Da qualche tempo ci pensava spesso. Era un’insinuazione che stava invadendo il suo cervello: “Se suicidandomi non posso assicurarmi un posto in Paradiso, tanto vale guadagnarsene uno nei gironi dell’Inferno” – considerava davanti alla tv, poi però non aveva mai avuto il coraggio di farlo.
Non ci si improvvisa mica. Non è che tra una sigaretta e l’altra fumata sul balcone, si decide di fare un salto giù senza prendere l’ascensore; e neppure si decide di farsi travolgere da un treno durante una passeggiata domenicale lungo i binari della ferrovia.Metodo. Togliersi la vita richiede metodo.
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