Probabilmente se ne saranno resi conto in pochi, ma il più evidente risultato della polemica tra il Presidente della Camera, Laura Boldrini, e il leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, è stato quello di far oltrepassare sensibilmente il livello della falsificazione di identità online: da oggi sappiamo che anche un tweet apparentemente vero, generato da un profilo ufficiale, potrebbe essere una contraffazione.
Andiamo per stadi e non tocchiamo la questione politica che non ci interessa. Il caso è il seguente: un ipotetico individuo A ascolta in tv le dichiarazioni di un ipotetico individuo B e decide di generare un tweet fasullo da pubblicare su blog e social network in modo da rendere più immediata la lettura da parte del suo pubblico e più semplice la condivisione online. Cosa deve fare questo ipotetico individuo A? Semplice!
Deve andare su un sito del tipo lemmetweetthatforyou.com, scrivere il falso tweet e condividerlo sulla propria pagina facebook o twitter. Io ieri per sperimentare il sistema ne ho scritto uno molto provocatorio e palesemente falso, non l’ho pubblicato, ma l’ho inviato via WhatsApp ai miei amici: il 90% di essi non si è reso conto che fosse un tweet falso anche se il protagonista era un non vedente che sosteneva di aver letto il mio blog (politicamente scorretto, ma rende l’idea).
A lato un esempio di tweet falso
Risultato di tutto questo? E’ stato sdoganato il falso online delegittimando il web: da oggi sarà più faticoso accertare la veridicità di un messaggio lanciato attraverso twitter da un profilo ufficiale.
@gioeleurso1 – redazione@tempestadicervelli.com
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